martedì 31 marzo 2015
Un esperimento su Amazon. Peripezie di un racconto sul KDP
Circa sei mesi fa ho pubblicato il mio primo racconto su Amazon. L’idea era quella di un esperimento. L’esperimento sarebbe servito per vedere come andavano le cose partendo da zero, senza aiuti di nessun genere da perte di parenti amici e conoscenti vari. Per farlo ho usato uno pseudonimo, Banshee Miller, che poi ho mantenuto come nome per questo blog, senza dir niente a nessuno, in modo che se qualcuno di mia conoscenza fosse incappato per caso nel libro non avrebbe potuto collegarlo a me. Lo scopo era cercare di capire quanto avrei venduto in maniera pulita, effettiva, senza aiuti appunto. Il racconto in questione s’intitola Montagne di carne, ed è un fanta-horror strano e assurdo ambientato in montagna tra pastori pieni di muscoli e vacche, con una protagonista molto sexy e che è meglio non far incazzare. Il Racconto NON è per niente erotico.Bene, pubblico. 0,99 cent.Appena on line sono andato a controllare, tanto per vedere se era tutto a posto e l’ebook non c’era verso di trovarlo. Un blocco “per adulti” ne impediva la visualizzazione libera. Come mai? Forse per via del titolo e della copertina in effetti un po’ ambigua. Ho mandato subito una mail dicendo che il racconto non era assolutamente per adulti, ma solamente un racconto fanta-horror e lo staff di Amazon mi ha risposto che dopo delle verifiche sì, in effetti il vincolo si poteva togliere. Per fortuna, ho pensato, adesso si può cominciare. Per circa un mese ho lasciato l’ebook lì a riposare, senza promuoverlo in nessun modo. Risultato, una copia venduta, uno o due giorni dopo la messa on line. Perfetto, un ebook lasciato lì non vende niente.Passata questa prima fase ho attivato la promozione gratuita per tre giorni, pubblicizzando la cosa sul forum del Kdp e su alcuni gruppi Google+, ovviamente utilizzando il profilo Banshee Miller che non aveva praticamente contatti, non conosceva nessuno e avevo appena creato. Risultato, oltre novanta copie scaricate sull’arco dei tre giorni. Ottimo direi no? Addirittura, sulla coda dell’offerta gratuita un paio di utenti avevano scaricato l’ebook pagandolo. Perfetto, la promozione gratuita fa ottenere molti download. Finita la promozione mi son messo tutto soddisfatto ad aspettare la prima recensione, che su novanta download pensavo ben che sarebbe arrivata presto. Infatti così è stato. Dopo pochi giorni eccola, la mia prima recensione ufficiale e 100% autentica, di qualcuno, sconosciuto, che aveva scaricato il racconto, senza conoscermi, per curiosità, e l’aveva pure letto. Una stella. Sì proprio così, una sola stellina. Come sapete quando compare la schermata del libro si vedono di fianco le stelline ma senza il testo della recensione, per quello bisogna andare sotto. Quando ho visto la stellina ho provato prima una certa emozione e poi una specie di sconforto rassegnato e inevitabile, come se fosse destino ricevere la recensione da una stella. Va bè, ho pensato, cosa pretendevi...Ho letto la recensione. Il cliente si lamentava, incazzato nero, del fatto che il racconto non fosse per niente erotico, e non poteva credere che un racconto del genere fosse in testa alla classifica dei racconti erotici. In testa alla classifica dei racconti erotici? Il mio?Alt, fermi tutti, il mio NON era e non è un racconto erotico, per nulla, hai voglia utente della recensione di lamentarti. Eppure durante la pubblicazione avevo inserito le categorie giuste, horror e azione avventura. Ho controllato per sicurezza ed erano proprio giuste. Mi sono lamentato di nuovo con lo staff. Loro hanno risposto che era vero, avevo ragione, e che avrebbero spostato l’ebook nelle giuste categorie. Perfetto ho detto io, ma adesso come la mettiamo con la recensione da una stella? Vi sembra corretto che campeggi lì, in bella mostra, unica, terribile e totalmente ingiusta? Sì, hanno detto, ci sembra corretto, perchè la recensione non viola nessun parametro e resta lì. A sì? Ho detto io, magari non viola nessun parametro, perchè dal punto di vista dell’utente incazzato è legittima, ma dal mio punto di vista? Cosa centro io? Siete voi che col vostro errore mi avete procurato la recensione. Avete idea di cosa significa per un racconto avere una sola recensione da una stella? Niente, la recensione è rimasta. C’è ancora adesso. Pazienza mi son detto, andiamo avanti. Senza promozione gratuita il libro s’è fermato, vendere è impossibile. Ho pubblicizzato sui gruppi, ma niente, magari, ogni tanto una copia scaricata. La cosa peggiore in questo frangente è la sensazione di totale invisibilità, nullità assoluta. Passato un altro mese ho riattivato la promozione, convinto di ottenere altri novanta download se non di più, e finalmente, questa volta, nella giusta categoria. Ho attivato la promozione, l’ho fatto sapere. Una trentina scarsa di download, nonostante avessi fatto tutto come la volta precedente. Ho pubblicato un seguito del racconto, ho attivato subito la promozione. Una ventina di download. Sempre peggio, come mai? Be’, è evidente che la categoria che tira di più è quella della letteratura erotica. Ancora oggi, dalla pagina di Montagne di carne, si possono notare i libri visionati dai clienti che hanno visionato il mio e sono tutti erotici (con titoli molto divertenti devo dire). I novanta download ottenuti la prima volta erano dovuti all’appartenenza alla categoria erotica. Il titolo non l’ho cambiato, non credo lo farò mai, mi piace, ma la copertina si. La nuova è quella che vedete qui di fianco da qualche parte. La prima è quella qui sotto. Il mix creato dal titolo e dalla prima copertina ha condannato il mio ebook ad essere considerato per sempre un racconto erotico? Conclusioni?
martedì 24 marzo 2015
Un'idea nuova per mettere in piedi una casa editrice che funzioni (e guadagni)
M’è venuta questa idea negli anni, esplorando il mondo delle case editrici, chiedendo, inviando manoscritti, collaborando anche, con alcune pubblicazioni di nullo successo. Osservando la direzione che ha preso l’editoria negli ultimi tempi, osservando e analizzando il fenomeno del self-publishing, le critiche che riceve quest’ultimo, il mistero e la diffidenza che lo circonda. Insomma, ci sono stato dietro, alle questioni dell’editoria. E ho avuto l’idea.L’idea per una casa editrice, non dico di successo (come sarebbe possibile?) ma di una casa editrice che si regga in piedi, che dia un discreto guadagno, senza un grosso impegno e con la possibilità di essere gestita da una persona sola.Ecco la mia idea per una nuova casa editrice di modeste pretese.Si trova un bel nome, intrigante, affascinante ma sotto le righe, che so, qualcosa tipo notte sfumata editore, e si crea un bel sito in stile soft, perchè credo sia meglio non esagerare.Si rende evidente in tutti i modi che la casa editrice è assolutamente free e non chiederà mai soldi agli autori, in nessun modo e forma. Questo fatto del free è molto importante, è il punto principale, quello su cui fa leva tutto il meccanismo. Il free serve ad attirare montagne di aspiranti scrittori disperati che hanno ottenuto rifiuti ovunque e che sono lì lì per vendere l’anima. La faccenda del free va confezionata bene, in modo da toccare le corde giuste, in modo che qualsiasi aspirante scrittore incappi nel sito ci caschi dentro. Il free va valorizzato, dicendo che l’autore è tutto, che la sua opera è tutto, che lo scrivere è una missione, un contributo culturale, sociale. Insomma, bisogna far venire il cardiopalma all’aspirante scrittore, in modo che mandi il manoscritto. Non è tanto difficile.Si aspetta un po’, diciamo un mese, in modo da ricevere qualche centinaio di manoscritti. Si risponde a tutti, senza leggere i testi, per ottimizzare i tempi. Si risponde che il manoscritto è interessante e lo si vorrebbe pubblicare. Si propone un contratto standard, con percentuali per l’autore ridicole in modo da avere il massimo profitto possibile. Stimo che un buon 80% degli aspiranti scrittori accettino senza fare storie. Il restante 20% chiederà chiarimenti, vorrà sapere questo e quello, la distribuzione, la promozione. Si starà sul vago, rivelando che la pubblicazione sarà soltanto digitale, mollando in questi casi una bella sviolinata a favore dell’editoria digitale, rampante, il futuro e tutto il resto. Una mail di risposta è sufficiente. Due sono una perdita di tempo, se qualcuno insiste lo si ignorerà, perchè non c’è tempo da perdere dietro gli indecisi. La sera poi, dopo il lavoro, ci si metterà davanti al computer. Si ideerà una linea grafica minimalista per le copertine, tipo bianche con una linea dritta di qualche colore e titolo e nome autore e nome casa editrice. Una roba molto semplice ed elegante, che si può fare direttamente col Word. Tutte le pubblicazioni avranno lo stesso stile grafico per la copertina, come le grandi collane. E via si pubblica. Tutti i manoscritti ricevuti, senza leggere niente, una bella copertina col Word e via. Senza fare editing, senza correzione bozze, come potrebbe una persona sola, per di più nei ritagli di tempo? Senza promozione, niente di niente, solo la pubblicazione.Valanghe di manoscritti, valanghe di titoli pubblicati.E poi? E poi ci pensano i parenti e gli amici. Facciamo due conti. Quanti manoscritti si possono ricevere e pubblicare in un mese? Cento? Bene sono milleduecento all’anno. Per ogni titolo pubblicato, tra gli amici e parenti eccitati per la pubblicazione (attenzione, FREE!) del nipote, quanti download medi garantiti si potrebbero avere? venti? dieci? Se si avesse un guadagno netto di due euro a copia farebbero ventiquattromila euro in un anno, mi pare. Mi sembra un utile di tutto rispetto per una casa editrice gestita nei ritagli di tempo da una persona sola. Qualcuno potrebbe obiettare che dopo un po’ si spargerebbe la voce dello scarso trattamento verso gli autori e le opere e nessuno più manderebbe manoscritti. Sbagliato, primo perchè anche se il trattamento è così così una casa editrice free che ti pubblica mantiene sempre la sua attrattiva, secondo non si spargerà niente, visto che a parte amici e parenti nessuno comprerà mai e la casa resterà sconosciuta. Ecco, questa è la mia idea per una nuova casa editrice di medie pretese che funzioni.
martedì 17 marzo 2015
Sarà poi vero che tutti scrivono e nessuno legge?
Tutti scrivono ma nessuno legge. Sarà poi vera quest’affermazione che si sente ormai un po’ dappertutto? Vediamo, almeno la seconda parte sì. Non è che non ci sia proprio nessuno che legge, i lettori ci sono, ma sono pochi e in calo. Come mai? Be’, quello è un discorso lungo e ne ho già parlato, ma sta di fatto che obiettivamente è così. Per cui accettando l’iperbole possiamo dire sì, nessuno legge.Tutti scrivono. No, non è vero, non si può considerare vera questa parte dell’affermazione iniziale, nemmeno accettando l’iperbole. Quando diciamo “nessuno legge” quel nessuno è riferito alla totalità delle persone, solo una piccolissima parte di tutta questa totalità non sottostà alla definizione (di fatto legge) e questo permette la forzatura dell’iperbole. Nel caso del “tutti scrivono” invece, siccome il “tutti” si riferisce sempre alla totalità delle persone, è sempre una piccola parte, che scrive, mentre invece per dar modo all’iperbole di funzionare dovrebbe essere grande, la parte. Per permettere all’iperbole di funzionare bisognerebbe fare una precisazione, questa: tutti i lettori scrivono. In questo modo si restringerebbe l’insieme a cui fa riferimento quel “tutti” e in questo caso sì, potremmo dire che la parte di quel “tutti” è in effetti grande (moltissimi lettori scrivono). Oggi grazie al self-publishing in effetti, maree di scrittori, me compreso, hanno invaso la rete con le conseguenze che conosciamo. Quindi, l’affermazione corretta diventerebbe: tutti i lettori scrivono ma nessuno legge. Ecco, così va meglio. Ma non suona un po’ contraddittoria? Paradossale, come accendere la luce per vedere se è spenta. Com’è possibile? Come possono i lettori, che sono lettori in quanto leggono, non leggere? Siamo veramente di fronte a un paradosso? Se fosse così, essendo il paradosso impossibile, saremmo costretti a tornare alla prima versione dell’affermazione. Ma quella era palesemente falsa. Quindi? Non è vero che tutti scrivono e che nessuno legge? Allora tutti, in questi mesi, se non forse già anni, hanno sparato cazzate, si sono lamentati per niente, hanno frignato. Tutti i piccoli editori, delle frigne, ma anche i grandi, sempre a lamentasi della crisi della letteratura, della cultura, tutte balle, e non parliamo poi dei self-publisher, sempre pronti a piangere, perchè snobbati, perchè costretti a strisciare sul fondo, schiacciati dai più grossi e cattivi che rubano i pochi lettori con metodi illeciti, perchè sminuiti a causa di quegli scrittori non lettori, che fanno schifo e che gettano fango e merda su tutta la categoria, ma che a quanto pare non possono esistere perchè paradossali. Tutto finto? Tutte parole al vento? No. Quell’affermazione, la seconda, non è paradossale. Sembra, lo è anche, vista così, però la realtà è diversa. Le cose stanno così. L’avvento del digitale ha portato la possibilità di pubblicare a tutti, da casa, senza spendere un soldo e senza chiedere niente a nessuno. Prima era più complicato, si poteva fare lo stesso ma era una procedura più faticosa e costosa(case editrici a pagamento e compagnia bella). Cosa vieta oggi a uno che ha anche solo il giribizzo di pubblicare qualcosa, di farlo? Niente. Quindi quello pubblica. Questo per la parte del “tutti scrivono”. Non credo però che questi lettori/scrittori non leggano niente, mi sembra impossibile. Onestamente non credo sia credibile la figura dello scrittore, anche improvvisato, anche toccata e fuga, che non legga, o non abbia letto, mai niente. Da dove arriverebbe la sua ispirazione? Come nascerebbe in lui l’idea di scrivere un libro? Conosco un sacco di brava gente che non legge mai, ma proprio mai, e non mi pare proprio che a queste persone sia mai saltato in mente neanche per sbaglio di scrivere un libro. Chi prende in considerazione di scrivere deve aver letto, prima. Ecco, magari dopo aver letto qualche romanzetto, qualcuno potrebbe pensare di scriverne uno lui, e senza leggere più niente si potrebbe buttare a capofitto nell’esperienza. Questo sì. Ma la cosa si perderebbe nel nulla al massimo dopo la prima agghiacciante pubblicazione su Amazon. Insomma, scrivere è duro, è faticoso, costa tempo, anche scrivere male, se uno non ha stimoli solidi non credo che produrrà chissà cosa. Al massimo un ridicolo esperimento. Se togliamo questi outsider, restano scrittori/lettori che leggono, per forza, in modo da poter portare avanti quello che, almeno credono, possa essere un buon lavoro. Quindi si scrive ma si legge anche. Cosa si legge? Altro punto dolente. Sempre le solite cose, i bestseller. Vero, anche se così è un po’ generico. Ci sono i lettori di bestseller, che leggono solo quelli, durante le feste e al mare, ma ci sono anche lettori più agguerriti che leggono classici e libri sconosciuti. Infine ci sono anche lettori che leggono di tutto, compresi autori indipendenti, ossia auto pubblicati. E qui arriviamo al nocciolo. Le grandi case editrici si lamentano per abitudine e perchè, in effetti, oggi come oggi, uno prima di tirare fuori venti euro per un libro di trecento pagine ci pensa su un numero periodico di volte, qualsiasi tipo di lettore sia. Le piccole case editrici si lamentano perchè a leggere i loro autori sconosciuti sono in pochi, e perchè in effetti, uno prima di tirare fuori quindici euro per un libro di duecento pagine ci pensa su un numero periodico di volte, qualsiasi tipo di lettore sia. I self-publisher si lamentano perchè a leggerli non c’è quasi nessuno, nonostante uno se deve tirar fuori un euro, in qualsiasi altro caso non ci mette neanche un microsecondo. Ecco, il vero significato dell’affermazione “tutti scrivono, nessuno legge” è rappresentato in pieno nel mondo del self-publishing. Qui trova piena soddisfazione, perchè qui davvero tutti scrivono e nessuno legge, perchè quel poco che si legge è altro. E qui c’è anche il diritto di lamentarsi. Perchè c’è la vera indifferenza, perchè c’è la vera mancanza di coraggio.Manca il coraggio, al lettore, di provare, di allontanarsi dalla comoda poltrona affossata. Insomma, i lettori ci sono, ma sono pochi, pigri, svogliati e in via d’estinzione. Gli scrittori ci sono, improvvisati, allucinati, con la testa montata e il dente avvelenato. Ci sono le premesse per una discreta schifezza.
martedì 10 marzo 2015
Più recensioni per autori sconosciuti
Le recensioni ormai, sto parlando di quelle con le stelline su Amazon, sono diventate importantissime. In effetti però, bisogna fare una distinzione tra la recensione vecchia maniera e questa nuova concezione molto più semplice e banale. Bisogna fare la distinzione dato che le chiamiamo allo stesso modo, recensione appunto. È curioso notare, tra l’altro, come il linguaggio cambi, piano piano, senza che quasi nessuno se ne accorga, e così, dal concetto di recensione vecchio stile si passa al concetto nuovo.La recensione una volta era componimento articolato pieno di giudizi e analisi tecniche. Oggi invece passa per recensione anche un paio di righe piene di puntini di sospensione e punti esclamativi in cui non si dice magari nulla più che conviene comperare l’articolo in questione perchè è favoloso. Resta il fatto che le recensioni sono molto importanti, che un articolo in vendita, nel nostro caso un libro, (ad essere onesti un libro di basse pretese, non certo un super bestseller di un autore famoso) è sensibile alle recensioni che riceve. Tante e belle recensioni, tante vendite. Poche e brutte recensioni, poche vendite, o addirittura nessuna. Ecco allora che l’altro giorno, navigando tra le classifiche e il catalogo Amazon in preda allo sconforto, alla ricerca di qualcosa di nuovo da scoprire, mi salta in testa una domanda.Perchè i libri di autori famosi, i bestseller, hanno montagne di recensioni, mentre i libri degli sconosciuti ne hanno pochissime? Il motivo si sa, è evidente, logico perfino, ma perchè dev’essere così? È giusto? Non è come dare una borsa di studio a uno studente con i genitori ricchi sfondati? O come riservare posti a sedere sui mezzi pubblici per i giovani sani e forti? A me, almeno in quel momento lì, m’è sembrata una cosa del genere, ingiusta.Quando Stephen King pubblica un nuovo romanzo, vende migliaia di copie in modo del tutto indipendente dalle recensioni. A lui le recensioni Amazon non servono. Lui vende, giustamente, grazie al nome e al prestigio raggiunti in decenni di lavoro eccezionale. L’autore sconosciuto no, l’autore sconosciuto ha bisogno delle recensioni. È come lo studente squattrinato che senza borsa di studio non potrà studiare, è come l’invalido che non si regge in piedi sul tram. L’autore sconosciuto ha bisogno di recensioni per dare risalto alla sua opera che altrimenti rimarrà lì, opaca nell’ombra. Molti tentano di rimediare al problema facendosi fare due o tre recensioni da altrettanti amici, meglio che niente. Ma quelle sono recensioni che spesso lasciano il tempo che trovano, sono facili da identificare, sono volgari, eccessivamente di parte, cafone, l’occhio abituato le inquadra subito e ottengono forse il risultato inverso di quello per cui sono state fatte. Allora che si può fare? Poco, lo so, perchè il massimo sarebbe che il colosso stesso corresse ai ripari, mettendo magari due generi diversi di recensioni, per esempio una via dedicata per il KDP, dando più peso a queste, trovare il sistema, i cervelloni stanno lì, sono loro che devono trovare il modo. Nel suo piccolo ognuno però, potrebbe recensire solo roba minore, con poche o senza recensioni, lasciar perdere il super bestseller che ha già all’attivo novanta recensioni da cinque stelle. Tentare di portare alla luce chi ne ha bisogno, chi senza quella piccola luce non andrebbe da nessuna parte, attirando così altri lettori. Per adesso la cosa non sta capitando per niente. Vedo solo delle gran cinque stelle applicate alla cieca da amici e conoscenti. Leggo di compravendita di recensioni, roba deprimente lo so ma doveva capitare, inevitabile.Da un po’ di tempo mi sto sforzando di fare così.Bisogna imporsi di leggere di tutto e recensire solo la roba minore, quella poco conosciuta o sconosciuta del tutto, basta con le recensioni in serie al bestseller di turno. Lo so, sembra un discorso di acqua e di mulino, e forse lo è anche, di sicuro ognuno fa quello che vuole, compreso recensire il bestseller, ci mancherebbe, ma il mio è un appello, un tentativo di rilanciare una letteratura che sta pian piano morendo, sempre più arida, sempre più omogeneizzata, sempre più “pochi in alto gli altri tutti in basso”. Certo però che per recensire bisogna prima leggere.
martedì 3 marzo 2015
Eh sì, piacerebbe tanto anche a me leggere ma non ho mai tempo...
Un elemento che contribuirà alla graduale scomparsa della letteratura è la mancanza di tempo. Per leggere ci vuole tempo, e le persone oggi non hanno tempo. In questi ultimi anni sono aumentate a dismisura le attività indispensabili alla vita e ognuna di queste attività necessita di tempo. Molte attività sono legate a quello che si potrebbe definire il “culto dell’estetica personale”. Palestre, massaggi, estetiste, fanghi, spa, lampade, abbigliamento, acconciature, tutte queste cose che esistono da sempre hanno subito un upgrade e sono passate a un livello superiore. Più palestra, più tipologie d’esercizi, più di tutto. In più, si sono proletarizzate e sono diventate pane per tutti i denti. Non è più solo la moglie del chirurgo miliardario che usufruisce di questi servizi, no, anche la cassiera del supermercato, anche l’operaio, anche l’impiegato, che non ha la giornata libera come la moglie del chirurgo miliardario, e se dopo otto ore di fabbrica o d’ufficio va in palestra o da qualche altra parte la giornata è finita. La tecnologia poi ha dato il suo bel contributo. Internet sopra tutto. La rete è una bellissima cosa. È una delle invenzioni più importanti degli ultimi cinquant'anni, forse di più, e sta avendo un impatto sociale immenso. Ha mille e altri mille pregi, ma ha anche il difetto di togliere tempo. Il tempo che si passa a cazzeggiare su internet solo pochi anni fa poteva essere speso in altri modi. Prima c’era solo la televisione, certo ti ci potevi buttare davanti e il tempo scappava lo stesso. Ora però c’è anche internet. Aggiungiamoci poi anche una bella ciliegina: lo smartphone.Lo samrtphone sta ad internet come la zanzara sta alla malaria, o come i polmoni stanno all’ossigeno, per fare un esempio meno terribile. Lo smartphone ha preso la rete e l’ha messa letteralmente in mano a tutti. Letteralmente in mano a tutti, sempre, ovunque, in qualsiasi momento. Come si può resistere a questo?Prendiamo un lettore medio, occasionale, come farà a leggersi il suo solito romanzo di Camilleri sotto l’ombrellone, se ogni due minuti dovrà mandare un messaggio, riceverlo, postare, condividere? Semplice, non lo farà. Il libro resterà lì con l’angolino piegato a pagina dodici, e l’anno dopo non se ne lo porterà neppure. Lasciamo perdere i lettori forti, quelli accaniti. Loro leggeranno sempre. Ma saranno sempre meno, perchè non rimpiazzati.Ve lo vedete un ragazzino di quindici anni che un pomeriggio si mette lì e si legge un romanzo? Ma dai, e come fa? Lo tiene con una mano e con l’altra tiene il telefono e controlla in continuazione WhatsApp? Esagero? Sì, esagero, ma meno di quello che si può pensare..La rete, la tecnologia in generale, ha portato grossi vantaggi, è senza dubbio positiva, utile, molto meglio averla che no, tuttavia ha anche degli svantaggi, uno di questi è che come effetto collaterale porta via tempo. Non c’è più tempo, e per leggere ci vuole tempo.
giovedì 26 febbraio 2015
Servo sterzo per la lettura
Al giorno d'oggi la gente non vuole più fare fatica. Preciso. Non ha mai voluto fare fatica, però un tempo la soglia di sopportazione era molto più alta. Oggi la soglia è bassa, molto bassa, e si sta ancora abbassando. La principale causa dell’abbassamento di questa soglia è la tecnologia. La tecnologia ha semplificato la vita, l’ha migliorata, l’ha resa più semplice, e noi ci siamo rammolliti. In questi ultimi anni poi, la velocità della semplificazione e il conseguente abbassamento della soglia, sono stati incredibili. Oramai tutto deve essere perfetto, facile, intuitivo, automatico. Aggeggi che all’inizio erano cose per pochi, sono entrati in tutte le case e in tutte le tasche. Di cosa parlo? Di tutto. Dalla lava stoviglie allo smartphone, dal robottino che pulisce casa, dal navigatore al park assist. Nell’euforia consumistica generale poi, sono diventati utili anche oggetti inutili come il tablet e il borsello. Tutti devono avere tutto, e subito, come le canzoni su Youtube. Pian piano ci si è dimenticati come stavano le cose prima e come si viveva la vita. Chi poi, come gli adolescenti di oggi, i quali dovrebbero diventare i lettori di domani, è nato già in questa epoca, non saprà mai cosa vuole dire lavare i piatti, chiedere informazioni stradali, e forse neanche stendere i panni, se abita in appartamento a ha un’asciugatrice.Certo, non che fare quelle cose ci faccia diventare come Rambo. No. Però è una questione di atteggiamento verso l’esistenza. Avanti di questo passo si abbasserà sempre più la soglia della resistenza alla fatica e si diventerà molto più dipendenti da quello che ci circonda. Leggere è faticoso. Leggere è impegnativo. Bisogna restare concentrati per molto tempo in modo più o meno continuativo. Ci vuole una certa resistenza. La vita di oggi ci allontana da questa resistenza. La vita di oggi è concepita per evitare questa resistenza. Prendo l’esempio delle canzoni su
Youtube che rende bene l’idea di cosa intendo. Una volta c’erano i dischi e tutto filava liscio. Poi sono arrivate le cassette, il supporto peggiore e meno affascinante della storia, orrende, ma avevano un grosso pregio: le potevi duplicare come niente. Con l’arrivo dei cd è cambiata la qualità audio ma per il resto era tutto come prima. O te lo comperavi, uscendo e andando in negozio e magari quel giorno pioveva, o te lo facevi prestare e lo mettevi su cassetta. Con la diffusione dei pc la cassetta è morta. Al suo posto un bel masterizzatore, i meccanismi però, invariati. Infine internet. Di colpo il paradiso. Napster, ore e ore lì ad aspettare che la canzone si scaricasse, bit dopo bit, lo stillicidio. E poi magari si sentiva pure male. Comunque gratis, oh, e senza uscire di casa. Ripeto, Rambo era in grado di sopravvivere mangiando cose che avrebbero fatto vomitare perfino una capra e si disinfettava le ferite con le fiammate, qui non siamo a quel livello, però, dico, un po‘ di impegno ci voleva. Adesso? Adesso in qualsiasi posto uno si trovi, in camera sua o ai giardinetti, va su Youtube e si ascolta la canzone che vuole, subito e gratis. Esempi così ne potrei fare a centinaia. Ve le ricordate le enciclopedie? Come puzzavano e com’erano polverose là in cima, sullo scaffale più alto, dove ci voleva la sedia? E andare al video noleggio? Meglio prima di cena che poi c’è la fila.Ecco, una bella semplificazione, una bella facilitazione. È un bene? Dipende, incerti casi si in certi meno, ma forse nell’insieme sì, è un bene. Tuttavia c’è il prezzo. Il prezzo è che tutti, ma molto di più i ragazzi, ci abituiamo a questo standard di facilitazione, ci sediamo e ci mettiamo comodi. È giusto, per carità, perfino un cane si siede dove si trova meglio, se un posto lo trova scomodo si sdraia da un’altra parte. Però c’è il prezzo.Leggere invece non è stato mai facilitato. Leggere resta un’attività immutata da sempre. Per leggere devi prendere il libro, o il Kindle o il telefono o il supporto tra i mille disponibili oggi, metterti da qualche parte, e “leggere”. Non c’è altro modo. E come si fa oggi a fare una cosa tanto faticosa, esattamente faticosa come venti, trenta, cento, mille anni fa? Quando, senza servo sterzo, non saremmo più in grado di guidare? Semplice, non si fa.
martedì 17 febbraio 2015
La letteratura scomparirà tra cinquant'anni
Il futuro della letteratura è nero. Purtroppo non posso che essere pessimista. La gente non legge più, o legge sempre meno. Sai che novità, lo sanno tutti.
Ma se sparisce il lettore sparisce anche la letteratura? La letteratura dev’essere per forza vincolata al lettore? Non può esistere senza?
Bel problema, filosofico direi.
Estremizzando un pochino al primo colpo direi di no, che non è necessario un lettore affinché la letteratura esista. Uno scrive un libro, un capolavoro, se lo fa stampare e lo tiene lì, nel cassetto, oppure anche solo sul computer, tanto è uguale. L’opera letteraria sta lì, nessuno la legge ma c’è, pronta per essere scoperta.
Poi però, pensandoci meglio, mi viene da pensare che una letteratura in potenza non è realmente letteratura. La letteratura diventa tale solo dopo che viene letta, prima no, altrimenti potrebbe esserlo qualsiasi cosa, anche un sasso, per dire. È la lettura che la trasforma in letteratura. Solo una volta provato a leggere il sasso si saprà che non è letteratura, prima non ne sappiamo proprio niente.
Quindi il lettore è indispensabile? Sì. Allora siamo fregati.
Sarò catastrofico ma do al massimo trenta o quarant’anni, cinquanta ad esser folli, alla letteratura, prima che diventi una chiccheria per pochi snob, come le Superga, i lustra scarpe e i 33 giri.
Altro che self-publishing, editori indipendenti, e-book, e-reader. Non ci sarà niente da fare. Verrà a mancare definitivamente il fruitore.
Faccio due conti. Chi legge oggi? Che fasce d’età? Il grosso credo sia tra i trenta/quaranta e gli ottanta. Sotto i trent’anni, i lettori anche occasionali, non quelli forti, bisogna radunarli tutti e farli venire a casa mia per farli sembrare tanti. Sotto i vent’anni: dato non pervenuto. Quindi? Diamo quarant’anni a quelli che oggi ne hanno trenta ed ecco fatto. Nessuno più leggerà niente di niente, neanche gli articoli di Vanity Fair mentre aspettano dal dentista.
Ma qualcuno vorrà ben aggiungersi, no? Qualche nuovo lettore. No. Non si aggiungerà nessuno. Cosa volete che spinga un adolescente di oggi a iniziare a leggere? Niente, ecco cosa. Quello, l’adolescente, si farà la sua bella vita senza sentire il minimo bisogno di leggere, non avrà mai l’occasione di imparare ad apprezzare la lettura, un po‘ perchè nessuno lo consiglierà, un po‘ perchè non ha tempo, un po‘ perchè “oh ma sta roba non si può scaricare? Te la devi per forza leggere tutta?”.
Posso pensare che sopravviverà qualche forma di scrittura creativa, per la televisione, per il cinema, per i videogiochi, perchè delle storie non si potrà mai fare a meno, ma la letteratura, quella che conosciamo, quella che ha come sua massima concretizzazione il libro, cari miei, è spacciata.
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